Chiude con il botto l’edizione 2010 di Musica sulle Bocche. All’alba, nello scenario mozzafiato della spiaggia della Rena Bianca (conosciuta dai più come la “spiaggia del paese”), Egberto Gismonti, pianista e chitarrista di fama mondiale, genio della musica brasiliana che ha saputo coniugare la tradizione del suo paese con la cultura musicale europea, nel solco di Villa Lobos, Baden Powell, Joao Gilberto, ha incantato il folto pubblico che ha deciso di alzarsi prestissimo per essere in spiaggia.
Musica sulle Bocche nasce da un’invenzione di Enzo Favata, il musicista algherese che dieci anni fa organizzò il primo evento nella cittadina gallurese. Negli anni la kermesse è cresciuta, fino a diventare uno degli eventi più importanti della scena musicale della Sardegna.
Per cinque giorni Santa Teresa è inondata di musica, la senti nella piazza principale, al chiostro del porto, in mezzo ai bagnanti nelle spiagge, per le vie del paese e anche sui traghetti che attraversano il mare per andare in Corsica. Anche i bambini si divertono con i Timbales, gruppo piemontese di percussionisti dai suoni forti.
Favata non dimentica le radici sarde della manifestazione: al festival prendono parte giovani artisti nostrani come l’arpista Marcella Carboni, i Blossom quartet, ed anche i folkloristici Tumbarinos di Gavoi, con le loro affascinanti maschere.
Sino a qualche anno fa, gli ingressi ai concerti erano totalmente gratuiti. Da due edizioni a questa parte, a causa dei tagli alla cultura, l’organizzazione è costretta a far pagare un euro ad ingresso. Una cifra irrisoria e simbolica per chi comunque vuole partecipare agli spettacoli.
Il Sindaco di Santa Teresa, Stefano Pisciottu, ha commentato così sul sito del festival: “……In questi anni l’evento è cresciuto, si è creato un suo spazio tra i grandi eventi e le occasioni di ascolto di buona musica in Sardegna, ha favorito idee innovative e creative, ha contribuito alla valorizzazione turistica della nostra cittadina e alla diffusione di messaggi positivi e solidali, sempre con uno spirito festoso.”
Emanuele Armeni
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